Diciotto

Pubblicato: 27 novembre 2013 in Delirii

È del bambino il suono della domenica sera, dietro i vetri.
Strade lucide di pioggia, lenta, e macchine rade che lasciano scie visibili e suoni di scia. Un cane randagio ogni tanto transita, davanti al troppo nulla che riveste, come un guanto scialbo, le assenze di suono, evidenti davanti al mio sguardo.
Mi assento ancora, ascoltando la versione invernale della domenica sera. Con il naso appoggiato al vetro, del bambino che lo appanna per disegnarci sopra la faccia del cane pastore che avrebbe voluto.
Mi assento, per riconoscere il rumore delle parole, che dalla calma apparente delle case illuminate procede, nel soffice clamore della luce dei lampioni. Isolato riprendo schegge di senso, riposanti interrogativi inespressi. Suoni sempre ovattati e mai netti, rivolti al domani che arriva controvoglia da dietro i palazzi in fondo alla strada.
Di fronte qualcuno, sul balcone, fuma evaporando nuvole bianche, bislacche che salgono impregnandosi di umidità serale. Ha nell’aria restituito la storia del suo giorno di festa. Della parabola sensata, in vista di un tempo lasciato compresso tra la fine del giorno e l’inizio della notte, complessa, insonne e marginale.
Di tutto questo è altro, bambino, rifletto nella sera umida della domenica invernale e serale.

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