Traslocando – parte seconda

Pubblicato: 22 novembre 2013 in Palindromi

“Angelino, Angelinoooo! Sveglia! Ci sono i signori dei traslochi! Svegliati!”
La zia Fifì urlava da mezz’ora dietro la porta. Urlava e batteva con i pugni come un’addannata. Angelino sentiva, non è che non sentiva! Ma lo stesso faceva finta di essere ancora nel suo mondo onirico. Nel mentre rifletteva ancora sulla sua scelta di cambiare aria. Di abbandonare quel capo troppo invadente.
“Angeliiinooooo! Camurria, ma che schifo fai ancora a letto. Il camion è giù ed i signori non è che possono aspettare a te per cominciare la giornata. Hanno chi ‘ffare lo capisci!?”
Vabbè va! Si disse Angelino. Oramai è fatta. Andiamo. E in due mosse sbloccò la porta, spalancandola sulla faccia paonazza della zia Fifì e sulle braccia incrociate di quella montagna di carne di Tommaso. Centotrentachili di essere umano fermo immobile dietro la zia, che lo salutavano con un ghigno ed iniziavano a pianificare le operazioni di sgombero.
Angelino passò nella casa della zia per la colazione, mentre Tommaso ed altri due energumeni iniziavano le operazioni di sgombero. Dalla finestra della cucina vedeva scendere pacchi, mobili, la lampada dello studiolo. Lui si strafogava della crostata della zia, mentre il paranco faceva sù e giù con le sue cose.
La zia Fifì passava e lo guardava con una faccia interrogativa e perplessa. Ad un certo punto si fermò con le mani sui fianchi.
“Io però non ti capisco Angeli’! Il bello posto che eri sicuro a vita! Ma come ti è venuto in mente di mandare tutto a fottersi. E poi perchè?”
La carrucola cigolava sotto il peso del frigo.
“Zia! Quello era un porco. Allungava le mani sulle mie colleghe…”
“E che sarà! Si vede che quelle lo provocavano. Lo sai che l’uomo è cacciatore! E poi a te che t’importa. Tu maschio sei. Che era ricchione? Te le allungava pure a te?”
“Ma no che c’entra zia. Era per dire il tipo. E poi ci trattava a tutti come idioti. Lui decideva e tutti zitti altrimenti…”
“… Altrimenti che? Ma quello ci mette i soldi, quello vi fa lavorare. Che ne volete capire voi di decisioni! Siete ancora ragazzi non sapete decidere. Ci vuole uno che lo fa per voi!”
“Aho! Zia! Io 43 anni c’ho. Ma quand’è che finisco di essere ragazzo io? E devo stare ancora appresso ad uno di 77 anni mezzo maniaco? Quello mentre noi lavoravamo come matti per non mandare tutto a carte e quarant’otto, se la spassava con le ragazzine. Ma per favore! Ci chiamava la notte per dirci dei lavori? No! Ci ordinava che se in giro chiedevano, dovevamo dire che quella era solo la nipote di… Lasciamo stare va! Che è meglio!”
Tommaso ha finito e lo aspetta giù. Angelino guarda il portone e si avvia verso il motorino. Ne ha di strada da fare. Si è trovato un lavoro in Svizzera. Le sue cose staranno per un po’ nel garage che ha affittato da Tommaso.
Passando davanti ad un negozio di televisori vede un politico con il suo stesso nome che parla. Pensa che ogni tanto un po’ di dignità ci vuole. Per sentirsi uomini. Ogni tanto!

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