Traslocando – parte prima

Pubblicato: 22 novembre 2013 in Palindromi

Si trasloca, spesso e mai volentieri. Si trasloca con pacchi e mobili smontati, accuratamente separati in ipotesi di ricostruzione del concetto di casa.
Si trasloca perché si vogliono certezze ed allora si abbandonano le case. Solide oppure diroccate da terremoti notturni. Ti si gela il sangue nei vasi sanguigni cerebrali, sotto le scosse violente del sisma di pensieri contorti. E così si trasloca, guardando i calcinacci coperti di polvere di intonaco. Si cambia casa, certezza e disposizione dei mobili.
Si trasloca per cambiare opinione. Per manifestare una opinione. Per tentare di avere una opinione. E su queste opinioni ci si passano le notti in bianco, come le lenzuola candide stropicciate dall’insonnia.
Si pensa al trasloco ed alle urla dei manovali, che di mano in mano si lanciano pezzi pregiati dell’arredamento di quella che sarà la tua nuova certezza di casa.
Si trasloca per cominciare, per finire, per una pausa, per una notte, per una vita. O per ricominciare e per finire ancora. Ma anche per gioco. Per vedere un altro panorama bello, da una finestra nuova. Con una tazza di tè caldo in mano, una pioggia fine sui vetri, una musica dolce di sottofondo. Ed allora capisci che per fortuna, in ogni trasloco, perdi sempre gli oggetti di cui non avevi bisogno. Che ti stavano seppellendo sotto il loro peso. Tu, coperto da loro, non ti accorgevi neanche del terremoto, dei calcinacci, dell’aria invasa dalla polvere bianca di macerie. Li perdi e ti senti leggero e pronto ad averne degli altri nuovi. Li perdi ed hai paura che quelli nuovi siano troppo banali e insulsi. Ma tra questi uno, non più di uno è il gancio che ti trae in salvo, lo squarcio di luce che ti annuncia il soccorritore inaspettato. Solo uno. Forse il più banale e insulso. Magari la sola lampada del comodino che continuerai a tenere accesa, fino all’alba, fino alla fine del libro o dei titoli di coda di un vecchio film comico. E sarà quella lampada che illuminerà la stanza da letto ed i tuoi nuovi pensieri.
Si trasloca per avere altri vicini, meno invadenti, più ospitali. Per sentire le loro urla durante le liti. E tirare fuori la bottiglia di vino migliore a Natale, tributare visite rispettose ai loro lutti. Anche quelli interiori, perché no. Si trasloca anche per loro e per la gente che apprezza i tuoi modi di fare. Perché c’è, dio se c’è.
Io ho una casa e certezze e mobili ben posizionati, così trasloco parole e sposto calcinacci di frasi per mettermi in guardia sui terremoti improvvisi. Io trasloco dimenticando un po’ tutto, tranne quello specchio, che ha cambiato stanza e posizione, ma riflette sempre la stessa immagine di un me che, terremoto o no, ha sempre una casa, la sua casa, da costruire.

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