La carne

Pubblicato: 17 novembre 2013 in Fuga

Ciccio era un ragazzotto da quasi cento chili. La réclame itinerante dell’arancina coi piedi. Eravamo stati compagni alle elementari. E non so com’è, ma al terzo anno di medie ci ritrovammo in classe.
Ciccio di scuola non ne voleva neanche a brodo. Ma aveva le idee chiare. Tanto chiare che quando fummo obbligati a dichiarare il lavoro dei nostri sogni, ci lasciò sul posto senza fiato.
Invece dei nostri classici ingegnere-dottore-astronauta, Ciccio calò il suo ineluttabile desiderio. Nel vociare scomposto della futura classe dirigente in fasce, Ciccio sparò il suo implacabile: “io farò il carnezziere”.
Chiaro, solenne, definitivo come un ergastolo. Noi, la futura classe dirigente in fasce, ci girammo sconvolti a guardare quell’eretico pacioccone. Ma gli eretici si sa, hanno sempre poca considerazione per i fedeli, specie se praticanti.
Ciccio girò il faccione verso la grande finestra sul cortile e continuò ad immaginarsi, dietro la chianca della carnezzeria del padre. Ed era felice.
La bottega, a quanto ne so, è finita male e forse Ciccio è adesso dietro il banco carni di un qualche centro commerciale. Non ha grandi finestre dalle quali ammirare i suoi magnifici sogni di trinca e scamone. Intorno, massaie 2.0 assistono al rito domenicale della spesa, con raccolta punti.
La futura classe dirigente in fasce, è ora in coda per partecipare alle selezioni di un improbabile talent show dei poveracci. Sogna un giorno da soubrette per distribuire appalti e mazzette. Attende disciplinatamente il turno, per dare evidenza alle doti artistiche del capello liscio, cotto su piastre elettriche prese con i bollini di Auchan. Assi parrocchiali del calcio, sui SUV di terza mano dei finti procuratori, cantano ritornelli neomelodici.
Ciccio ha finito il turno. E con un filoncino sotto l’ascella, tortura le sospensioni del povero scooter che sta riportando a casa i suoi tanti chili stanchi. Per un attimo alza gli occhi al cielo. In alto Luca Parmitano abbassa gli occhi verso terra. Non lo sapranno mai, ma per un po’ i loro sguardi si incontrano su una nuvola gravida di pioggia, condividendo la stessa prospettiva della troposfera. Poi entrambi continuano il procedere ordinato delle loro esistenze.
Io, con una birra Messina in mano, mi godo la scena. Poi accendo la TV. Danno un film con Gloria Guida che fa la doccia. E mi viene in mente questa storia. Che parla di quando le soubrette arrapavano i ragazzetti e questi non avevano idea di dove fosse la Moldavia.
Qualcuno aveva da fare il carnezziere. Qualcun altro l’astronauta. Io, sono ancora là. Sul posto, senza fiato. Escludo solo di essere stato la futura classe dirigente. Per fortuna.

Tante care cose.

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commenti
  1. Barbara Buoso ha detto:

    Mi piace tantissimo… poesia e malinconia.. Gloria Guida: mito!

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