Intercettati addosso – parte seconda

Pubblicato: 13 novembre 2013 in Palindromi

Luce, che irrompe nello studio ovale, e illumina la potenza del presidente dietro la Resolute Desk. Il monarca democraticamente eletto tamburella sulla copertina azzurra del fascicolo. È nervoso. Divertito, ma nervoso. Sul frontespizio in un bell’arial il titolo: trascrizione n. 173/2 – Vaticano.
Sono belle le giornate a Washington D.C. in questo periodo. L’aria ha ancora quel frizzante che ti rende piacevole il cardigan. Avvisa dell’arrivo della bella stagione. Dalle grandi vetrate il cielo terso, con un sentore di nuvole in lontananza. Il presidente le guarda e abbassa gli occhi nuovamente sul fascicolo. Divertito. E nervoso.
I due pezzi grossi dell’NSA li ha introdotti l’inserviente. Sono entrati con l’imbarazzo dei ragazzini che l’hanno combinata grossa. Ed adesso sono nell’ufficio del preside. Se non avessero età adulta cercherebbero conforto in un volto di genitore. E così attendono che il preside commini la giusta punizione. Imbarazzo e sconforto. Perché la pena è già nel fascicolo. Definitiva, ma imbarazzante ammetterlo o raccontarlo.
– Allora signori, a quanto leggo siamo in vena di scherzi dalle vostre parti. In altri tempi neanche avrei perso il tempo di questo incontro. Vi avrei mandato due signori in vestito scuro per firmare le dimissioni. Ma giusto in questi giorni con il discorso delle intercettazioni ci ridono dietro, e non mi è sembrata cosa buona. Quindi adesso con calma mi spiegate. Ci facciamo una bella risata e poi fate sparire questo file.
Con in mano il fascicolo, fa cenno ai due di sedersi. La luce imperiosa inizia ad offuscarsi. Le nuvole lontane procedono verso la città, preannunciando una ripresa dell’inverno, imminente.
I due si guardano perplessi. Un occhio al fascicolo, uno al presidente. Uno fuori dalla finestra. L’occhio più preoccupato e perplesso.
– Riassumo io. A quanto pare un non meglio identificato individuo, leggo testualmente, dotato di voce imperiosa, e mai visto entrare ed uscire dallo studio papale ha parlato del…
Il presidente alza gli occhi sui due scolaretti indisciplinati e scandendo le sillabe continua
– … del di-lu-vio. Ho capito bene?
– …
– Ho capito bene. Leggo che sembra persona cui il Papa… Il Pa-pa… Mostra deferenza e rispetto. Neanche una foto, un avvistamento. I nostri uomini dicono addirittura che dalla porta dello studio il tizio non è mai passato. Rilevazioni ambientali accurate sostengono questa evidenza.
Il presidente si gira nuovamente verso la finestra. Piccole gocce di pioggia portate dal vento punteggiano il vetro. Gli alberi del parco muovono ondeggianti le chiome assecondando il vento da est.
– Il di-lu-vio… giusto?
– Giusto…
– Venti giorni fa poi durante i colloqui interconfessionali, il Papa insieme a tutti i principali leader religiosi della terra, incontra nuovamente il tizio. Stesse modalità. Compare e scompare nel nulla. I contribuenti pagano l’NSA che non riesce a beccare un anzianotto signore in mezzo a quattro tonache… Giusto?
– Giusto…
– e di cosa parlano questi gentili amici sotto i vostri occhi? Di Siria? No. Della crisi? Nooo! Parlano udite udite del di-lu-vio…
– …
Il presidente, mani dietro la schiena guarda il cielo illuminarsi di lampi e l’acqua scivolare zigzagando sul vetro enorme della finestra. Il cielo terso è un ricordo. È passata mezz’ora. Come cambia in fretta il tempo adesso. Il fascicolo scivola nel distruggi documenti, polverizzato in coriandoli e stelle filanti anomale.
– Andate e fate sparire queste bestialità. Poi tra due mesi inventatevi una scusa e cambiate aria. Mi sembra il minimo. Giusto?
– …
I due guardano sconcertati l’acqua precipitare sull’asfalto di fronte la Casa Bianca. L’Iphone in una tasca strilla qualcosa. L’uomo lo guarda e sorride.
– Era per ricordarmi di restituirti il libro di cucina italiana…
– Non penso mi servirà più…
Si stringono la mano e poi si avviano sotto la pioggia a casa. Il presidente dietro la finestra vede l’acqua scendere imponente. Ha in mano il telefono. Parla con la moglie. Dice che sta per tornare. Che ha voglia di parlare con le bambine e con lei. E mangiare con calma qualcosa di buono. Almeno oggi. Poi guarda il ricordo del fascicolo. Guarda fuori e pensa che in fondo in fondo anche così il mondo non era male.

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