Guardie e ladri: parte seconda

Pubblicato: 25 ottobre 2013 in Palindromi

Da piccolo volevo fare il carabiniere. Giuro. La divisa, la pistola, il berretto. Io che rincorro il ladro, con gesto atletico l’atterro e lo dichiaro in arresto. Bellissimo. La refurtiva l’avrei riconsegnata alla legittima proprietaria. Personalmente. Perché la legittima proprietaria non poteva che essere Marilyn. Lei si sarebbe innamorata follemente. Mi avrebbe chiesto di passare la notte insieme, con voce languida. Avrebbe indossato la goccia di Chanel N.5. Ed insieme avremmo dormito in un enorme letto di raso. Ma solo dormito! Perché ero piccolo.
Da piccolo volevo fare anche il ladro. Ma gentiluomo. Guardavo il mio eroe nella TV bianco e nero in salotto, chassis finto mogano, tasti plastica finto avorio. Il divano, colore aragosta, si trasformava nel mio letto la sera. Da li osservavo il mondo, nel tubo catodico e nella finestra del nono piano. Si vedeva tutto il porto da quella finestra. Ed i giochi d’artificio la sera del Festino.
In quel vero letto, finto divano, mi sognavo Arsène Lupin, mon dieu! In frac e cilindro. Il bastone con il pomolo in bianco avorio. La gardenia profumata. Il monocolo dorato.
Povero ingenuo commissario Guerchard. La mia Morgan grigia ti passava davanti, ma lo stesso non riconoscevi il tuo acerrimo nemico, distratto dal fido Grognard che astutamente simulava un improbabile incidente. Il tuo sospetto era esatto, ma con destrezza ero già scomparso nel grande portone della maison. Il portiere mi chiese se ero atteso dalla signora. Ma certo concierge, mi annunci a madame. La donna in mise discinta era sulla dormeuse. Il profumo Chanel, inebriava la stanza. Al mattino la donna dormiva con addosso solo un filo di perle, sembrava una tela di Modigliani. Sulla parete la Danaë di Rembrandt mancava. Imbracata scendeva verso il fido Grognard. Madame sorrideva fingendo il sonno profondo. Quella notte d’amore valeva bene la tela, che il suo triste consorte aveva comprato per noia.
Da piccolo non pensavo esistesse la morte. Non mi avevano informato. Ma adesso ne ho cognizione. Mi spiace così che Lupin adesso giaccia per sempre. Il tempo lo ha catturato. Incarcerato nella sua bara di legno, sicuramente pregiato. L’arte, le donne, il jazz anni venti, Montmartre, la rive gauche.
Guerchard piange l’acerrimo leale nemico. Grognard il principale gentile. Madame ormai anziana il ladro galante. Io il sogno svanito. Anche se tra essere guardia o diventar ladro, ancora non mi sono deciso.

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