Guardie e ladri: parte prima

Pubblicato: 25 ottobre 2013 in Palindromi

Io lo ricordo quel giorno. Era marzo. Tutti al mattino si alzarono come sempre. Ognuno pensando alle proprie incombenze. Ed uscendo di casa nulla o poco notarono. L’avvocato leggeva le carte del processo, mentre correva in tribunale. Distrattamente urtò per strada la maestra, che ombrello alla mano si dirigeva alla scuola vicina.

– Mi scusi signora!
– Signorina, prego! E stia attento piuttosto.

La giornalaia come al solito faceva moine al dottore. Che ammaliato, guardava le forme procaci ed acquistava riviste e giornali, in gran quantità. Un vigile stanco ordinava il flusso incessante di auto, dirette agli uffici. Una mamma, lasciato il bimbo all’asilo, contrattava il prezzo di un cespo di insalata. Io stavo come al solito alla fermata del 35, attendendo il suo arrivo. E lo ricordo quel prete in clergyman, quando fermo all’incrocio alzò gli occhi, per un attimo, e si rese conto.
Pazzesco. Ore ed ore che eravamo in giro, tutti quanti, e nessuno aveva notato quella cosa. Voglio dire, una roba del genere era troppo evidente. Bastava guardarsi intorno, ascoltare i discorsi della gente. Ma ci volle il prete in clergyman, che fermo al quadrivio, alzò gli occhi, tese l’orecchio e capì. Alle poche persone che aveva intorno chiese:

– Ma non vi sembra che manchi qualcosa?

Di colpo i nostri occhi si spalancarono. Le nostre orecchie cominciarono a percepire. Adesso sapevamo, ed era evidente a tutti che qualcosa era inequivocabilmente scomparso. Qualcuno lo aveva rubato. Ma come? Quando? E poi lo avevano fatto sparire poco alla volta? Tutto insieme?
Attorno al prete si formò un capannello. Anche io mi avvicinai, perplesso e sconvolto. Qualcuno chiamò la polizia, altri i giornalisti. Arrivò anche qualche politico, alla spicciolata. Io guardavo quel vuoto e non avevo parole. Qualcuno tornò a casa di corsa a guardare i telegiornali.
Il commissario ed il prefetto arrivarono dopo mezz’ora. Seguiti da vari luminari in materia. Il caso era strano e necessitava di gente del campo. Tutti ascoltarono con calma il racconto del prete. Anche se non c’era un reale motivo. Evidente la mancanza. Evidente lo stupore degli astanti. Difficile stabilire l’ora esatta. Addirittura il giorno. Perché era possibile che dal furto fosse passato tempo, addirittura mesi. Anni. Nessuno poteva escluderlo. Nessuno ricordava. E c’era voluto il prete per accorgersi del fatto.
In quelle spasmodiche settimane, il sindaco ed i maggiori notabili della città espressero la loro indignazione, illustrando alla popolazione l’impegno delle autorità, per assicurare alla giustizia i vili malviventi. Il presidente ed il papa stesso, si espressero con parole di fuoco contro l’incomprensibile furto.
Ma dopo mesi e mesi di estenuanti indagini, a nulla si era giunti. In TV i principali talk show trattavano incessantemente il caso. Studiosi della materia facevano ipotesi, indicavano piste. Alle volte una speranza si accendeva. Una traccia sembrava indicare una soluzione al caso. Ma in pochissime ore tutti ripiombavamo nello sconforto. Tutto inutile. Fu dura davvero. Ci incrociavamo per strada quasi senza parlare. La giornalaia quasi non dava confidenza a nessuno. Ed il dottore, al massimo, acquistava una copia del giornale del mattino. Le auto procedevano disordinate, sotto gli occhi spenti del vigile. L’asilo era pochissimo frequentato ed il fruttivendolo aveva deciso di chiudere per un po’.
Anche il prete aveva appeso il clergyman in armadio e girava in tonaca. Lo vidi passare dalla fermata del 35 un giovedì di pioggia. Gli occhi bassi e la mente pensierosa. Dopo anni un comune conoscente mi disse che aveva abbandonato l’abito talare, si era sposato ed era partito per il Messico.
Pian piano ci abituammo. Il tempo lenì il dolore. La perdita si stemperò nel tran tran giornaliero. Non era come prima certamente. Ma si sopravviveva.
Adesso quando passo da quel quadrivio difficilmente alzo gli occhi da terra. Allungo il passo, senza guardare. Lo lascio con sollievo alle mie spalle l’incrocio. Per strada guardo le frotte di ragazzini, che sono cresciuti con il solo racconto dei loro nonni. Non sembrano tanto diversi da noi. E forse anche loro, nonostante l’apparenza beata, si rendono conto che, evidentemente, qualcosa di vitale ci é stato irreparabilmente rubato.

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