Dodici

Pubblicato: 10 ottobre 2013 in Delirii
Siamo così anche noi, sapete? Denudati, scarnificati, investigati dalla versione pornografica dei punti di vista laici, che siamo destinati a subire. Mi chiedo quale è il reale momento, nel quale decideremo di definire il limite. Qualunque limite. Non assoluto, modificabile, non radicale. Ma fisso e non degradato al rango di staccionata, scavalcabile a piacere ed a comando. 
Siamo genitori allegri di neonati tristi. Figli anziani di nonni adolescenti. Radiologi che paparazzano ossa, alla ricerca di crani e protesi metalliche. Archeologi di dive e disgregatori dei sogni impressi sui calendari sexy dei barbieri.
Io lo rivoglio indietro il mio immaginario. Ripulito dalle ragnatele e dalle categorie astratte di realtà e raziocinio. Voglio ricostruita la carne sulle ossa calcinate dal tempo. Riassorbito il flogisto dell’anima. Voglio Norma Jean rivestita da diva, la gonna alzata dal soffio dispettoso. Voglio suonato l’ukulele, languidamente al tramonto.
L’autopsia di una dea non è per umani. Idrato di cloralio e pentobarbital cercatelo nei corpi macilenti dei becchini, che dissotterrano sogni in cambio del niente. Lasciatelo ai severi fustigatori dell’essere. Ho voglia di diamanti e di scollature procaci. Di sangue, carezze e principesse. 
Lasciate che Yorick il matto, almeno una volta, prenda la parola e declami una prece per una dea morta e così orribilmente denudata.
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