Undici

Pubblicato: 7 ottobre 2013 in Delirii
Il pullman corre sulla striscia di asfalto nero pece. Ha la connotazione sfuggente di una radicale negazione del viaggio. Almeno secondo le idee mie del viaggio. Perdita di legame con l’origine e vaga diluizione in altro reale differente da me. Ma questo é altro.
Pioggia fine accompagna il moto oscillante del veicolo, sul fondo sconnesso di questa familiare autostrada. Anche questa non é la mia usuale idea di pioggia. Sguardo assorto dietro il vetro, barriera alla versione diluvio dell’altro reale differente da me.
Sequenza di pascoli e vari terreni, stranamente lenti nel loro defluire contrario al moto. L’autista, inconsapevolmente accondiscende alla necessità mia, e assolutamente temporanea, di allentare il divenire di un tempo in cui, con doverosa nonché precaria abitudine, mi muovo. O forse provo a fermarmi, per la connaturata voglia di portare in fase REM il sonno, non più praticato come tanto altro, nel reale differente da me.
Assecondo il comparire del mare, sulla linea orizzontale lontana. Futura, prossima nella evoluzione di questo tragitto, predeterminato dal biglietto di sola andata in mio possesso. Ha sempre avuto un modo tranquillizzante il mare, di accettare lo stupro industriale che vedo scivolare sul vetro esterno. Ha sempre questa voglia intenzionale di normalizzazione del panorama, tranquillo ambiente per sogni mai reali di fuga oltre la linea orizzontale futura.
A19 direzione Palermo, io con qualcun altro e un altro reale differente da me.
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