14 chilometri o poco più: parte seconda

Pubblicato: 1 ottobre 2013 in Palindromi
“Fifteen men on the dead man’s chest–
…Yo-ho-ho, and a bottle of rum!
Drink and the devil had done for the rest–
…Yo-ho-ho, and a bottle of rum!”
                    Treasure Island – R.L. Stevenson
L’appuntato Culicchia l’aveva avvertito ma lui, giovane commissario alle prime armi, non capiva quando quello scherzava e quando diceva vero. La scena che si presentava nella sala attigua al suo ufficio lo lasciò comunque senza fiato. Quindici uomini vestiti di carnevale. Pirati per la precisione. Più un pappagallo appollaiato sulla spalla di un uomo apparentemente senza una gamba.
Il commissario guardò Culicchia, che fece una smorfia come a dire che lui, l’aveva detto quello che stava succedendo.
Un uomo con il viso mangiato dalla salsedine ed un vistoso cerchio d’oro appeso al lobo si fece avanti. 
“Joshua Flint. Capitano Joshua Flint. ” – fece accennando un piccolo inchino.
“E quello chi é Long John Silver?” – ghignò il commissario indicando l’uomo col pappagallo sulla spalla.
Flint sorrise – “vedo che la nostra fama ci ha preceduto”.
Il commissario poggiò la borsa piena di documenti sulla sedia, accanto alla scrivania disordinata.
“Culicchia fammi il piacere, accompagna i signori all’ingresso, li ringrazi per la bella visita e se non vogliono essere denunciati per oltraggio a pubblico ufficiale, li inviti a tornarsene sull’Hispani…”. 
La frase gli rimase in gola, mentre l’occhio scorgeva dalla finestra la Jolly Roger sventolare su una goletta in legno, che sembrava uscita da un film della Disney.
“Aaah! Dite la verità state girando un film? Vi serve qualcosa! Autorizzazioni, servizio d’ordine?!”
Culicchia si fece coraggio – “per la verità dice che vogliono costituirsi. Vogliono essere arrestati”. 
Lo pseudo capitano Flint si ritrovò di nuovo nel campo visivo dello sconsolato commissario.
“Si, caro rappresentante dello stato. Io ed i miei sodali vogliamo essere arrestati. Messi in gattabuia. Tolti dalla circolazione.”
“E perché minchia… di grazia?”
“Culicchia… Commissario… Di Grazia domani mattina monta…”
Il commissario voleva sbattersi la testa al muro. Si prese la faccia tra le mani, diede una occhiataccia mortifera all’appuntato e tornò a guardare Flint.
“Perché non ne possiamo più. Io e la mia ciurma avevamo scelto il Mediterraneo per la pensione. Dico io, non é che noi pirati abbiamo la cassa mutua come quelli della Concordia. Dobbiamo continuare a lavorare fino a che non schiattiamo. E come pirati inventati manco questo ci spetta. Schiattare dico. Così c’eravamo trasferiti da queste parti. Ogni tanto rubacchiavamo qualcosa, ci tentavamo con le Sirene, nelle taverne vicino al porto. Tranquilli. Poi arrivò l’inferno. 
E fermi un peschereccio e quelli ti chiedono se li aiuti a pagare l’irap. E butti una rete per acchiappare due pesci per pranzo e i libici ti prendono a cannonate.” 
Con le mani Flint mimò un cerchio – “commissario buchi nello scafo tanti! Pietre pietre, siamo arrivati al cantiere a Palermo. Sciopero, ripassi tra una settimana. Ma sciopero perché? Non c’é la lavoro. É tappare quattro buchi che é hobby? Si ma lei l’iscrizione al RINA ce l’ha?”
Flint mostrò una faccia sconsolata – “Riina? Ma che minchia c’entra la mafia ora? Manco due pezzi di tavola fradicia si possono inchiodare? Insomma commissario lei ci deve arrestare. Subito. Per pirateria aggravata e continuata. Vogliamo passare l’eternità nelle patrie galere. Ci aiuti”
Il commissario lo guardò concentrato.
“Considerando che la cretinaggine non é reato… Pirateria!? Ma avete refurtiva?”
I pirati si guardarono tra loro. Non vedevano il becco di un quattrino da una vita.
“No”
“Pesca di frodo?”
“Manco pesce surgelato scaduto si trova a mare”
“Traffico di capitali?” – il commissario fisso un attimo i vestiti logori e le mani sporche scuotendo la testa.
“Abigeato?” – chiese Culicchia
Tutti si girarono increduli. 
“Appuntato! Lei deve parlare quando arriva almeno alla lettera G del vocabolario… Abigeato… A mare… Droga?”
Un marinaio si illuminò di colpo e frugandosi la tasca tirò una confezione piccola di chiodi di garofano mezzo muffiti. Il commissario crollò sulla poltrona dietro la scrivania.
“Ma io vi arresto per cosa? Che avete sulla nave? A parte le vostre mutande sporche…”
Il capitano sedette anche lui, depresso. 
“Ma che dobbiamo avere, commissario. Siamo solo noi, altri due disgraziati che stanno attenti alla nave. Neanche più dobloni abbiamo. Gli ultimi due li abbiamo dati, in nero, ad una ostetrica della USL”
“Ostetrica?” – disse il commissario inclinando la testa perplesso.
“Per la somala.”
“Quale somala?”
“Quella che abbiamo tirato fuori dal barcone. Sta partorendo e la dovevamo portare in Spagna da suo cugino”
“Ed è sola?”
“No! Erano qualche venti e stavano affondando con tutta la barca. Li volevamo lasciare tutti in Spagna! Certo ora con questi pirtusi nello scafo…”
Il commissario si era riavuto dalla disperazione.
“Immigrazione clandestina, evasione fiscale, occultamento di minore etc.etc. Culicchia procedi all’arresto”
Uscirono in fila indiana con le manette ai polsi. Davanti il commissariato gli scafisti da Scicli attendevano di rimpatriare, pensando a dove avevano posteggiato il SUV sulla sponda libica.
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