Delirio otto

Pubblicato: 29 settembre 2013 in Delirii
Piccola pausa di riflessione!
Disse tra sé, mentre rimirava il fondo della tazza. Il sapore amarostico del caffè in bocca e la storia da scrivere destavano in lui quell’ansia buona, appena accennata.
La strada sul fronte porto esisteva, a prescindere dalla sua voglia di guardarne l’asfalto percorso dalle auto, nel loro inconsapevole transito. Gru ovunque, a testimoniare l’attività umana, e vociare scomposto dei marittimi. Il porto, con le sue mutevoli sagome di navi sullo sfondo.
Questo vedeva e ascoltava dalla finestra dello studio. Le frasi già annotate, ad occupare in sequenza disordinata lo schermo, non formavano una logica descrizione di vite. Non disegnavano quel volto di cui attendeva il materializzarsi. Ma ad un tratto la vide. Ferma, in piedi sul marciapiede, poco nascosta dal cartellone pubblicitario. Aprì, con la testa in subbuglio, l’anta della finestra, sperando di superare con la sua sola voce il muro del suono di camion ed auto e gente che urlava precedenze negate. Ma lei guardava altrove, eterea, distratta. Pensava ai momenti che, insieme, avrebbero potuto trascorrere in quello studio. Lontani dalla morsa dei gas di scarico e dagli sguardi grevi, di madri intente alla elencazione mnemonica degli impegni dei figli. E questi in macchina, a seguire le evoluzioni delle loro moltiplicate attività ludiche, sociali, inutili.
Lei era senza dubbio il più bel regalo che la vertigine cittadina può fare. Scese trafelato le scale e spalancò fiducioso il portone che lo separava dall’asfalto della strada. Ma, nel frattempo, quella figura era evaporata, nella rarefatta stasi del traffico bloccato dal rosso del semaforo. La donna al volante della voluminosa auto, lo guardava svogliatamente, nel suo tentativo di parlare dentro un auricolare. Sfilò via, davanti alla sua delusione ed alla piccola folla di sconosciuti in attesa del 107.
Nello studio sigillato alla vita esterna, ritrovò lo schermo. Con cura, la dissezione anatomica di tutte le donne scomparse in quel modo teatrale, inizió nuovamente. Autopsia di figure che, con compassione, annotava sulla superficie brillante di quell’ultimo scritto. 
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