Fobia delle parole: parte prima

Pubblicato: 24 settembre 2013 in Palindromi
Chi parla male, pensa male e vive male. Bisogna trovare le parole giuste: le parole sono importanti! (Nanni Moretti – Palombella Rossa).
E dopo i gatti, anche le parole dovrebbero iniziare la loro silenziosa ribellione. Non dovrebbero più sopportare l’uso, che gli italioti fanno degli etimi antichi. 
In principio era il verbo, mi ripeteva la piccola suorina del catechismo. In principio era la gioia, qui nel mezzo del mediterraneo. Si rideva e si scherzava, in vocali e consonanti, distinte nei loro accenti. Si dava un senso alle sillabe. Alle cadenze. Ci si scambiava termini, tramandandoli da una etnia all’altra. Così, senza nulla chiedere in cambio. Si trasfiguravano lingue in dialetti, cambiando alle volte intonazione e senso.
Ma domenica sera, quando dal grande schermo, il logos di Emma Dante ha esploso quel lemma antico, distorto ad ingiuria, ho sentito le sillabe ribellarsi e precipitare deflagrate in sala, nella risata liberatoria del ragazzo e della ragazza che ne recitavano il suono. 
Arrusa! Declinata al femminile dal vizio sodomita maschile. Con la ragazza divertita, a pronunciarla come una dichiarazione d’amore, alla luce della luna e dei lampioni, tra le gru di un improbabile cantiere navale.
Ho pensato che quello fosse solo l’inizio della rivolta. L’arrusa, dallo schermo é scesa in sala, e seduta accanto a me ha iniziato a raccontare la sua storia. Siciliana, turca, araba, spagnola, ebrea. Parlava, parlava e non la finiva più. Ho dovuto chiuderle la bocca con una mano. Per farle la domanda che avevo in testa. 
“Ma tu hai paura di uno come me?”
La ragazza mi ha guardato stupita. 
“Io, di te?”
“Si, di me! Vedi tu sei solo una parola. Sei nata carùs, quando parlavi arabo e sei diventata trans, cambiando sesso e sessualità. Caruso, garruso, arruso, arrusa. Ma dietro quella parola, hai sempre celato persone reali. Parola fatta persona. Quasi sacrilega come frase se ci rifletti. E la mia domanda é secca. Hai paura di me? Perché io si! Tremenda. Terrore che la parola evochi il terrore, di quelli come me. E che la parola si trasformi in figli, amici, parenti. Tutte persone troppo care per sopportare il dolore inflitto dal divieto di amare. Di questo noi normali abbiamo terrore, folle. Di scoprirci tuoi genitori, tuoi amici, tuoi parenti. E non potere dare ad altri la colpa del tuo dolore. Che Dio ci scanzi.”
L’arrusa, a quel punto si é alzata perplessa, tornando verso lo schermo. Prima di rientrarvi si é girata, e sorridendo mi ha mandato un bacio. E da dentro il suo mondo bidimensionale avrá pensato che le parole non ingannano mai. Omofobi, ovvero terrorizzati da se stessi e da quelli che a loro stessi sono simili. Terrorizzati da quello che questi stessi sono in grado di infliggere. Ai propri figli. Ai propri amici. Ai propri parenti. Un terrore che nessuna legge potrà mai fugare. 
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