Delirio sette

Pubblicato: 23 settembre 2013 in Delirii
Ho piccoli fogli, rettangoli bianchi pronti ad accogliere le facce, ricomposte dal mio ingegno, con matite e carboncini. 
Ho un treppiedi usurato dalle strade che ho battuto, con le scarpe danneggiate dal tempo e dalla necessità di rimediare un pasto. 
Ho la sgabello graffiato dalle attese e dalle lavorazioni di visi e caricature di passanti. Ritraggo storie impresse sui volti di persone che passano distratte, e divertite nel vedere il mio tratto sicuro. 
Ma di lei, seduta di fronte a me, non so tracciare. Non vedo storia o aliti di anima trasparire. Troppo vaga, per rimanere fissa sul foglio, con la grafite a sfumarne le anse degli zigomi. Per fortuna ho la benedizione dei miopi. Posso togliere le lenti e tornare a vedere il mondo per come é. Fumosa invenzione di contorni spesso inediti, ma assolutamente morbidi e complessi. Vedo adesso il suo sguardo seguire il movimento sul foglio. La mia mano la confonde con il bianco dello sfondo, con la verosimiglianza della figura. Vedo la sua storia correre, nei sui dolorosi fallimenti. Lei guarda il mio tratto ed io mi accontento della sua periodica visita. Non mi é particolarmente cara. La conosco appena, anzi non la conosco affatto. Ne ho sentito spesso la voce, in forma di breve frase di presentazione. 
Peccato non conservarne l’amicizia, ma voglio mantenermi così, leggermente in disparte dal suo orizzonte degli eventi. Apprezzare di volta in volta, e senza motivazione, il comparire su questo sgabello di fronte a me, con la sua forma impressa e stemperata di grafite.
Con il foglio arrotolato in mano si allontana, stabile nel suo proposito di vita. La vedo, da dietro i vetri dei miei occhiali, ridiventare solo uno dei tanti volti che l’età adulta mi ha permesso di ritrarre, senza alcuna nostalgia. I pochi euro in tasca placano la mia necessità di sonno per oggi. 
Stanco mi allontano da questo posto incognito, dove furtivamente ti incontro, scettico di trovarti una volta ancora. Perdendo, senza peraltro averne dispiacere alcuno, la tua muta presenza.
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