La decadenza: parte seconda

Pubblicato: 18 settembre 2013 in Palindromi
E poi i gatti si incazzarono. Iniziarono a girare guardando tutti in cagnesco. In effetti nei primi tempi tentarono di guardare in gattesco. Ma la cosa non funzionava affatto e nessuno si rendeva conto del loro umore. Documentandosi, capirono che il gattesco non esisteva in nessun dizionario. Ed infatti gli umani non si guardavano in umanesco. Ma in cagnesco pure loro.
Dopo varie discussioni interne e polemiche, decisero di adottare il cagnesco anche loro. E fu un periodo molto triste e deprimente. Adesso noi umani, difficilmente siamo in grado di comprendere appieno il loro il dramma. Per averne una pallida idea, pensate se di colpo e a vostra insaputa vi comprassero una villa a Montecarlo, obbligandovi però ad organizzare ogni sera cene eleganti. Ecco! A parte la gastrite cronica provocata dai manicaretti a base di botox, curabile solo con enteroclismi di lacrime di Santanchè, che tutti sappiamo essere caustiche e non biodegradabili. Si, a parte questo, immaginate che, ad un certo punto, arrivi Mubarak, che avete invitato sempre a vostra insaputa, chiedendo notizie di sua nipote Ruby. E dietro, con i classici abbigliamenti provocatori, uno stuolo di caste infermiere vergini, le famose, almeno in Eurasia, Ol-ghie’ tin. Antichissimo termine proveniente dal sanscrito che letteralmente significa: donna che non la molla neanche per innumerevoli cammelli e pezzi d’oro (allora ovviamente l’euro non esisteva ma lo spread si) nonostante si comporti pubblicamente [sempre con intenti di denuncia sociale e presa di consapevolezza delle masse proletarie n.d.T.] come Moana, la famosissima dea mediorientale cui è dedicato l’antico giuoco del pokerissimo. Per completezza, va detto che l’uniforme infermieristica fu introdotta in questo secolo, per ricordare gli innumerevoli interventi sanitari prestati direttamente dalle Ol-ghie’ tin, a disinformati quanto sciocchi viandanti che, a fronte di pagamenti vari anche cospicui, pretendevano prestazioni non in linea con le loro profonde anzi profondissime regole religiose [in sanscrito gōlė].
Ecco, per rendervi l’idea pensate se in tutto ciò, invece di potervi abbandonare ad una classica espressione basita, doveste utilizzare una poco appropriata espressione da pubblico ministero… Quantomeno imbarazzante.
E quindi i gatti si incazzarono. E iniziarono a marciare lenti ma decisi. Partirono da sud ed a mano a mano che procedevano, altri gatti si univano e diventavano un fiume di gatti. Una inondazione di felini che procedeva verso nord. Attraversarono la padania unendosi a gatti tutti verdi con la coppola. Li guardarono, a malincuore, in cagnesco. Ma quelli non capirono perché da qualche anno avevano adottato l’espressione della trota (alla quale l’evoluzione per inspiegabili motivi ha fornito solo una espressione da utilizzare per tutto gli stati d’animo). Inarrestabili attraversarono le Alpi, la Svizzera. Si fermarono solo poche ore per un doveroso ciao alle caprette di Heidi (che poi erano di Peter, abigeato questo su cui non possiamo esprimere il nostro parere visto che la magistratura rossa ha aperto attente indagini).
Costeggiando il confine franco teutonico arrivarono finalmente alla meta: Strasburgo. Intorno al palazzo della corte si schierarono in buon ordine. Erano milioni, ovunque guardavi gatti, gatti e ancora gatti. Un arcobaleno di colori di gatto.
Dopo due giorni di assedio, il segretario generale si convinse a scendere in strada e tentare una trattativa. Fuori dal palazzo, la visione era surreale. Un mare increspato di pelo di gatto, vibrava al tiepido sole europeo. Nell’aria, l’olezzo di escrementi felini faceva girare la testa. Mano a mano che si avvicinava, iniziò a notare qualcosa di strano nei felini disposti in prima fila. Mancava infatti a tutti una delle zampe anteriori. A chi la destra, a chi la sinistra. A tre metri da quella moltitudine il segretario generale si fermò, in attesa di un interlocutore. Un vecchio gatto soriano si staccò dal gruppo e si avvicinò lento. In bocca, un foglio scritto in bella calligrafia. Il segretario prese il foglio e lesse stupito a bassa voce.
Cari umani, 
sono secoli che pur non comprendendo bene le motivazioni degli italioti, ci adeguiamo. Spieghiamo le regole alle nostre figlie, ma come è evidente dalle gatte in prima fila, c’è chi sbaglia e viene punita. Giustamente. Almeno secondo le vostre a noi incomprensibili regole. Nel frattempo, mentre per voi limitavamo cospicuamente la popolazione dei topi, abbiamo imparato a guardare la vostra TV, piuttosto noiosa visto che a noi culi e tette non fanno effetto alcuno. E disgustosa come i topi che abbiamo finto sempre di mangiare, ma nascostamente ceduto alla FAO per il terzo mondo. Piano piano abbiamo capito che stavamo accettando un prezzo inverecondo per i vostri croccantini. Vogliamo quindi da subito la depenalizzazione del consumo del lardo. Subito! Altrimenti per rappresaglia, in tutta Europa, smetteremo di  combattere i topi. Mostreremo loro l’accesso al tunnel dei neutrini. Ed i vostri parlamentari saranno catturati e deportati a Porta a Porta. Senza pietà. 
Viva i gatti, viva il lardo, viva la libertà. 
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