Delirio Uno

Pubblicato: 29 agosto 2013 in Delirii

Devo quindi concludere che esiste o è esistita la verità. 


Il filosofo tecnologico manager ne parla. Ne ha sensibile conoscenza. Iniziato alla presunzione del futuro, genera pentacoli splendenti, affascinanti, garanzie traboccanti di felicità.  Ne ho cognizione ora, vaga in effetti, vista la mia statura bassa di pensiero. Terrore delle distopìe sedimenta sulle sinapsi e impedisce di aprire gli occhi. Disturba la trasmissione nervosa verso l’orbicolare e l’elevatore. Inaspettati acufeni coprono il dire del ciarlatano. Ho seria difficoltà di definizione analitica della scena. 
Il filosofo tecnologico manager mi illustra la sequenza esatta della mia esistenza, fino al lontano domani. Chioda la via verso la vetta con cura. Affinché apprezzi il mio personale percorso vita. Illustra accuratamente cataloghi di collezioni di eutanasie eleganti. Uso anche le mani per scostare la palpebra. L’ascolto più nitido mi inclina alla necessaria vista della vetta. Audace dalla descrizione. Ma adatta pare alle mie forze misere, seppur incrementabili seguendo attenti piani di fortificazione, disciplinati canoni fagici, ascesi pilotate, oniomanie economicamente e socialmente utili. L’intero edificio muscolo-scheletrico oblitera la via alla luce benefattrice. Le mani stesse approssimativamente seguono le direttive, sfiorano più che premere, accarezzano più che violare.
Il filosofo tecnologico manager si cruccia del me esposto alle pericolose autarchie di giudizio. Si assume amorevole cura. Invia missionarie silhouette ammiccanti con divaricatori metallici. Finalmente luce entra e interagisce con gli elementi sensibili del mio apparato nervoso. Luce fioca, da candela artificiale assemblata in Cina con dispositivi scarto. Percepisco buio denaturato con radiazione fossile. Vedo flebile il possibile domani, vetta infera, oltretomba ateo.
Il filosofo tecnologico manager regala occhiali da sole immani. La luce abbaglia i miei vicini. Evoca i cani della sinestesi allucinata. Li sento abbaiare, ma la poca luce non li distingue sul nero della catastrofe. Per fortuna rinvengo nella dislalìa della folla la causa dell’irruzione, ed il latrare non distrae l’elaborazione del buio. Non sarò materia edibile per loro.
Il filosofo tecnologico manager mostra il cerchio, perfettamente quadrato dalla sua logica. Adatto faticosamente l’occhio all’oscurità. Stupito vedo i fuochi dell’ellisse palesemente separati e iridescenti. Una scintilla scocca fra loro e produce luce intensa e contundente. Allo stremo, accecato, vedo io pure cani saltare, latranti, dentro cerchi perfettamente quadrati. 
Mi alzo in piedi e plaudo, vinto per ora. Di altra prosa necessito, per tornare a vedere me.
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