L’isola delle correnti

Pubblicato: 3 agosto 2013 in Fuga


“Cosa sei? L’acqua della goccia o la goccia d’acqua?”- Raimon Panikkar
L’uomo emerge dalle dune. L’andatura stanca di chi é tanto che cammina. Sotto il sole.
E nel sole viene accanto a me. Io, fermo davanti l’isola, osservo il guado appena accennato sotto l’acqua.
Il suo fiato lo sento stanco. Ma non mi giro a guardare la sua faccia. Seguo solo il disegno armonico della sua voce. E continuo a guardare l’isola. A destra il Canale di Sicilia. A sinistra lo Jonio. In mezzo, il guado.
“Sai perchè sono qua’” – fa l’uomo
“Per salutarmi? lo sai che non ci vedremo più. Giusto?”
L’uomo ride. “No, caro! Per l’idrogeno.”
“Ma quale idrogeno! Maledizione vecchio! Io ho fatto mille chilometri per arrivare alla fine di questa terra. E tu, mi parli di idrogeno!?”
Il vecchio mi indica l’acqua. Poi guarda verso me. Mi tocca il braccio con un dito.
“Tu hai idea quanto idrogeno hai intorno e dentro di te? Pensa! Esiste da quando esiste il tempo. 13 miliardi e passa di anni. E finirà con il tempo. Ha visto eoni trascorrere. Stelle nascere, contorcersi ed implodere in buchi neri.
Sei arrivato alla punta estrema, ma ti sei fermato. Tu, puoi scegliere dove condurre l’idrogeno che ti permea. Puoi andare a destra, verso il mare in tempesta e farlo ricongiungere all’idrogeno in balia della violenza delle onde. Ma puoi anche andare a sinistra e farlo cullare dalla risacca.
O puoi rimanere fermo quì, sulla spiaggia. Senza fatica. Con il tempo, evaporerà via, e casualmente pioverà, prima o poi, su un qualche mare incognito. Ma anche questa é una scelta. Come una scelta é alzarsi e tentare di tornare indietro. Ma attento che viviamo su isole. E per quanto sia lungo il tuo peregrinare, finirai sempre sulla riva di qualche mare.
Voglio vedere dove condurrai questa volta il tuo idrogeno.Tutto quà!”
Mi alzo e guardo il suo ghigno sarcastico. La mia mano indica la leggera lingua di sabbia affiorante tra i due mari.
“Nel guado, vecchio! E’ difficile, perchè rischi di fidarti del fondale tranquillo dello Jonio e non vedere una buca, proprio mentre l’onda da destra tenta di farti cadere. Ma laggiù, alla fine, c’é l’Isola delle Correnti. E dietro, non lo vedi, ma c’é un altro mare e, forse, una barca. Per salpare verso una nuova isola. Si vedrà!”
Un passo dietro l’altro mi avvio sulla sabbia. Il vecchio mi urla dietro qualcosa. Vuole che dall’isola mi giri a salutarlo. Niente da fare, vecchio. Le terre che ho già visto le devo dimenticare. Tutte.  A me interessa l’acqua che le circonda. E i guadi e le barche che le connettono. Le relazioni ordinate delle infinite realta’ dell’idrogeno.
Seduto sulla scogliera guardo la barchetta oscillare sul suo ormeggio. Isole all’orizzonte non se ne vedono, ma é solo un altro dei sortileggi del vecchio. Devo solo impararare l’uso della vela. E prendere nuovamente il largo. E portare ancora in giro, per un microsecondo di questo universo, l’idrogeno che mi accompagna. Affinché Io, acqua, ritrovi il mare che, da sempre, mi contiene.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...