Click!

Pubblicato: 2 agosto 2013 in L'età adulta

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Click!
Buio. Di colpo.
Uno passa la vita, pensando a chissà come è l’ultimo click. Poi alla fine, proprio in quell’istante preciso. Click! E la luce svamisce. Solo un sordo, piccolo, suono metallico che spegne la luce.
Click!
Proprio come il rumore della porta blu d’ingresso. Metallo verniciato. Da questa parte, nel corridoio, con le pareti mezze scrostate, seduto sulla panca di formica e metallo arrugginito, guardo gente passare. Inconsistente nei camici bianchi, verdi, azzurri.
Click!
Dietro, stessa porta blu. Stesso metallo verniciato. Stessi camici. E solo suoni ritmati di macchine, che controllano, incessantemente, il respiro di simulacri di uomini, e di donne, oramai diluiti in un altro tipo di tempo.
Incredibile come una porta possa dividere, così di netto, due mondi. Mi ci sono dovuto abituare. Prima metti un camice. Poi piano piano ti abitui. Ti rendi conto che anche quella porta é una finzione.
É come per la parete scrostata. All’inizio pensi che andrebbe reintonacata e pitturata. Poi ti rendi conto, che sarebbe solo una finzione tragica. Lì sotto la parete è come la vedete. Orribile. Pitturarla non muta il suo modo di essere. Anche il camice è un intonaco, in fondo. Copre solo la paura di non essere adeguati, dietro quella porta blu. Una pittura da contrapporre alle facce buie, dei parenti che aspettano fuori. Ma lì sotto, la situazione è orribile e non vederla ci aiuta solo a pensare, che quelli con il camice sanno esattamente cosa fare. O, almeno, sanno contrattare, vantaggiosamente, l’ultimo click.
Ed io il camice l’ho addosso. Ho anche una lattina di chinotto in mano. E sono seduto. Su una panca di formica e metallo arrugginito. Davanti alla porta blu.
Accanto a me due bambini.  Il più grande avrà 13 anni. La piccola 9. Sono seduti con le mani abbarbicate al bordo della seduta. Muti. Guardano la porta blu.
Il più grande ha una maglietta rossa. La piccola un vestitino a fiori leggero. Fa caldo oggi. Ma loro aspettano muti. Guardando la porta blu.
Mi spingo in avanti per entrare nel loro campo visivo.
“Aspettate ?” – faccio per aprire un discorso. Il grande annuisce. Muto. La piccola mi guarda, solamente.
“Sta molto male. Vero?”
Il grande finalmente mi osserva. E fa una smorfia perplessa. “Penso di si” – dice – “É che non sono molto esperto di queste cose”.
“Magari posso portare dentro un messaggio da parte vostra”
La piccola mi guarda – “Lavori li dentro?”
“Si”
“Ma é vero che si sentono solo i beep delle macchine, come nei film?”
“Si” – dico – “come nei film.”
“E voi non vi annoiate a sentire solo i beep? ”
“Alle volte si. Ed allora io esco e mi seggo su questa panca a bere un chinotto”
Il più grande tentena il capo – “ A me non piace il chinotto. É amaro”
La maglietta rossa ha una bella scritta Madrid – “Neanche a me piaceva alla tua età. Poi ho iniziato ad apprezzarlo proprio perchè é amaro. Ci sei stato a Madrid?”
Il ragazzo si guarda la maglietta ed annuisce –“Si, due estati fa”
“Insieme a …..?” – con lo sguardo indico la porta blu.
“No. Con i nostri genitori.” – sussurra la piccola – “Lui non lo conosciamo neanche”.
Click!
La porta blu emette un leggero cigolio. Un camice azzurro riemerge sul corridoio mezzo scrostato. É la dottoressa Bregovich. Buon segno questo. Primo perchè, usualmente, viene a dare le buone notizie, ai parenti fuori dalla porta blu. É oramai prassi consolidata. Secondo, perchè porta con sè uno splendido decolté ben in vista. Quando porta la buone notizie, ai parenti fuori dalla porta blu. Non so se fa parte della prassi o meno.
Prima o poi una sera la chiamo. Prima o poi.
Click!
Credo che sia il momento di mettere fine alla pausa. Butto via la lattina di chinotto, ormai vuota, e li guardo allontanare. Il grande a destra. La piccola a sinistra. La dottoressa, con il suo decolté, li tiene entrambi per mano.
La piccola ad un tratto si volta e mi corre incontro.
“Si, si. Dice che é proprio come nei film. Solo beep” – quasi mi urla con la sua vocina da bambina di 9 anni.
Si volta. Fa un passo. Poi torna indietro.
“Ah sta meglio sai!” – poi indica la dottoressa – “Lei dice che qualche volta ti chiama. Ok?”
“Ok! Prima o poi. Come nei film.”
Click!
Mentre apro la porta blu li osservo. La piccola le fa oscillare il braccio contenta. Il grande fa finta di niente, mentre cerca di capire perché il suo occhio cade sul decolté.
Click!

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