Kemonia

Pubblicato: 31 luglio 2013 in 120 anni
Il pendolo della cucina sferraglia il silenzio di questa notte di fine maggio. Non conto più i rintocchi. Che senso avrebbe contarli. Quale tempo dovrei provare a registrare, adesso che sono così sovrabbondante di ricordi. Adesso che ho solo tempo per rimetterli in fila, disarticolata da ogni futuro ed eternamente distesa su questo, che sarà l’ultimo letto, in questa storia.
Il pendolo ora tace. Ha finito la sua sequenza metallica. In effetti é rimasto l’unico suono che riesco a percepire. Insieme condividiamo l’infinita paura, per questa inverosimile processione di ore, che ci attraversano passivi entrambi, nell’attesa certa, che finisca, meccanicamente, la corda. Estremo click, che entrambi aspettiamo, da un lontano giorno di due secoli fa.
Un pò di luce si insinua dalle persiane. Sarà il lampione che illumina la strada, ancora silente dalla notte. Il sole ha ancora tempo per alzarsi sul vostro orizzonte. Chiudo gli occhi. Non per riparo, ma solo per sentire, nel silenzio, il rumore. Nel silenzio della fine dell’ultimo rintocco, del pendolo della cucina. Come in tutte le notti che ho dormito, fin da quei lunghi giorni di due secoli fa, alla fine dell’ultimo, chiudo gli occhi, e sento il rumore cupo dell’acqua. Non lo trasduco con i timpani. E non solo per la loro inerte vetustà. Viene da dentro la terra. Viene da dentro di me. Dalle mie ossa fossilizzate, composte su quest’ultimo letto. E’ come se, finalmente e per un attimo, nelle vene ormai inutilizzate dalla mia carne, tornasse a fluire irruento ancora il sangue. E distruggesse tutto al suo passare, ossa, nervi, muscoli. Paure.
E’ il Kemonia. Il torrente del cattivo tempo. Che vorrebbe fluire sotto i nostri piedi inconsapevoli. Sotto l’acciottolato di questa via Ponticello. Un giorno, io lo so. Un giorno riaffiorerà minaccioso per riprendersi il suo alveo, le sue vene. Le mie vene. Quel letto che fu proibito, da chi, misericordioso, volle eternare il ricordo dell’acqua. Sottraendola alla vostra confusa realtà.
Che sia questo il giorno prescelto per mettere fine anche al ricordo? Per mettere fine anche alla lunga teoria di ore che oramai solo il pendolo, quello piccolo della cucina, ed io, povero ammasso di ossa fossili, in quest’ultimo letto, ci rifiutiamo di contare?

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